Recensioni di Cuatro Noches


Festival de Marseille

MICHIELI, SACROSANTO COLPO DI GIOVINEZZA AL TANGO

Il Festival de Marseille chiude in bellezza in due sere consecutive con uno spettacolo fedele allo spirito della danza sudamericana e allo stesso tempo brillantemente innovativo
Il Festival de Marseille rilancia sempre quando meno te l’aspetti. Il gran finale con lo spettacolo di tango è un appuntamento oramai tradizionale nella Cour de la Vieille Charité. Tradizionale, avete detto? Non avete fatto i conti con il temperamento di Mariachiara Michieli spalleggiato da Carel Kraayenhof. La prima, che abbiamo visto in tutta la sua sfolgorante bellezza solo durante i saluti finali, è una coreografa italiana, nata a Venezia 37 anni or sono, ma che ha sposato la causa del tango già dal 1987 soggiornando lungamente a Buenos Aires prima di ritornare dalle nostre parti con la buona novella. Il secondo invece è un virtuoso del bandoneòn, lontano cugino della fisarmonica. Nel 1988, in Olanda, co-fonda il Sexteto Canyengue, ovvero il primo sestetto di tango in Europa. Quasi dieci anni dopo, nel 1998, avviene l’incontro con la Nueva Compania Tangueros diretta da Mariachiara. Da allora, il secondo accompagna la prima sulle scene. Il risultato? Una ventata di sconvolgente freschezza, un formidabile viaggio nel paese del tango, pienamente espresso in tutta la sua nobiltà da interpreti eccellenti e rivisitato secondo gli illuminati canoni contemporanei. Il pubblico ha avuto quindi ragione, per due sere consecutive, a decretare il trionfo a queste Cuatro Noches dove si ritrovano tutti i codici del genere seppur decontestualizzati a vantaggio di uno sguardo per nulla convenzionale e liberato. Petto in fuori e capelli impomatati da un lato, vestiti rossi con lo spacco e tacchi a spillo dall’altro, tutto il tango è qui, ma intriso di una morbidezza infinita, con movimenti d’anca e gambe in grand jeté, come se fossero prive di articolazioni. Pas de deux e coreografie d’ensemble evitano la monotonia degli abbracci standardizzati giocando anche la carta del distacco e dell’ironia. L’orchestra è della partita con le sue esecuzioni sfrenate, anche nelle incursioni nel repertorio classico. Dopo l’intervallo, all’inizio della seconda parte, il colpo di grazia e l’incantesimo di un approccio contemporaneo ispiratissimo, con i ballerini che volteggiano in scarpine da danza!
Un regalo davvero indimenticabile.

Patrick Merle - La Provence

 


Castello di Romeo, Montecchio

NUEVA COMPAÑIA TANGUEROS: UN VENTO DI SEDUZIONE

Uno spettacolo condotto con un'eleganza e una misura davvero inusitati, quasi le vie della passione cercassero un'espressività radente, misteriosa, volutamente sotterranea e segreta, fatta di allusioni, cenni morbidi e leggeri, riverberi luminescenti, di anime melanconiche e inquiete. Accompagnata ed esaltata dal Sexteto Canyengue, la Compagnia ha scoperto le sue carte in progressione, rivelando tra le pieghe di una maschera ricca di chiaroscuri e dolci struggimenti, una tecnica rigorosa, elegante, attraversata da un'energia fresca e originalissima. Il Tango della tradizione è al contempo vicino e lontanissimo. Nelle coreografie di Mariachiara Michieli, veneta d'origine ma oramai argentina nell'anima, c'è infatti un vento nuovo. Modi, tempi, sostanza e colori hanno qui scansioni morbide e sfumate. I ballerini si muovono con delicata scioltezza, distanti da ingessature formali, con una libertà che innesta un'atmosfera davvero insolita nelle traiettorie di una danza che pure conserva intatte le radici del suo canto antico. Estro, espressività, salti, intrecci rapidissimi di gambe e braccia si compongono in una sorta di arazzo rilevato e cangiante, che ha forse il suo momento più frizzante e imprevisto quando la danza si svincola dalle costrizioni imposte da scarpe e tacchi a spillo per proporsi a piedi liberi, in un movimento che sembra avvicinarsi alla danza moderna. In realtà il gioco è molto più sottile, dal momento che il Tango, anzichè stravolgere se stesso, si esalta in una dimensione in cui creatività, misura, intelligenza e sobria eleganza tracciano camminamenti arditi e fierissimi.

Maurizia Veladiano - Il Giornale di Vicenza

 


Auditorium S.Domenico, Foligno
Teatro Comunale, Gubbio

QUATTRO NOTTI (INDIMENTICABILI) CON IL TANGO AREGNTINO

Applausi a non finire per la NCT che la rassegna Ballet ha presentato prima a Gubbio e poi a Foligno.
Ma è l'assenza di ogni fronzolo a colpire. Soprattutto, vola nei passi un'aria di libertà, un'energia che, pur tutta interiore, e con forti radici nel passato e nella tradizione, guarda decisamente avanti. Entusiasmante è, nella terza parte, la danza a piedi liberi, senza la costrizione imposta da tacchi a spillo o scarpe. E' sempre, e arditamente, Tango, che però sembra cercare un possibile incontro con la danza moderna, trovando, al posto del connubio, un altro volto di sè stesso. Ed è questo il fatto vero della serata. Perchè vive e opera, qui, un bello scarto di intelligenza, di gusto e di tecnica, una vera maitrise della danza, padroneggiata in modo accurato e severo. E quel fiorire di volée, quegli incastri a tre, quello sfumare sottile di incroci e possibili ambiguità fra due donne e un uomo, oltre a ricordarci coincidenze e momenti preziosi di storia della danza moderna (si pensa a "Jeux" di Nijinsky), rimandano pari pari alla luce e alla voglia di pulizia formale di un grande maestro contemporaneo: Billy Forsythe, autore che la stessa Michieli ci indica come referente ideale di questo suo viaggio nel nuovo e nell'inedito.

Ermanno Romanelli - Corriere dell'Umbria

 


Teatro Comunale, Belluno

BALLANDO IL TANGO AL RITMO DEL CUORE
Teatro colmo di gente e applausi a scena aperta con ovazione finale per Tangueros Cuatro Noches

Al ritmo del cuore. Liberato da scenografie, essenziale nei costumi, lontano anni luce da facili autobiografismi, il Tango di Tangueros Cuatro Noches, lo spettacolo firmato da Mariachiara Michieli e Marco Castellani, sceglie la via più difficile: quella dell'eleganza. La musica è l'unica, impalpabile e potente scenografia che le coreografie si concedono. Per liberare l'emozione si lascia che siano direttamente i corpi e le melodie a parlare, come una perenne metafora della vita. Percussivi, profondi e coinvolgenti, i sei musicisti del Sexteto Canyengue dominano la scena e preparano il terreno agli ideali night-clubs nei quali vengono ambientate le quattro notti del Tango, in una Buenos Aires a pochi passi dalla dittatura, dove i corpi si incontrano e si abbandonano, insieme alle infinite esistenze di uomini e di donne raccontati da un passo, da uno sguardo, da un intrecciarsi di mani. Così Tangueros si trasforma in un meccanismo di precisione. Con dentro un cuore che pulsa. Spettacolare è il linguaggio stesso delle coreografie, nelle quali il vecchio Tango romantico, senza tradirsi, cerca la fusione con i nuovi impulsi. L'emozione parla con le cifre della compostezza e dell'eleganza, la magia che ne scaturisce immobilizza la platea in un'atmosfera al di fuori del tempo; fino al bis, reclamato lungamente, che regala un ultimo brivido, vestito di velluto rosso.

Michela Fregona - Il Gazzettino

 

 

 

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