Recensioni di César Stroscio e Trio Esquina


Corto Maltese, Festival Suoni & Visioni, Milano
Teatro Franco Parenti

LA MAGIA DEL BANDONEÓN UNISCE TANGO E JAZZ

Anche il tango si aggiorna, abbraccia la multimedialità, fonde la musica e la danza con il fumetto e la fotografia, elaborando l'una e l'altra in un video. Lo si è visto lunedì sera al Teatro Parenti dove Suoni & Visioni ha presentato Le vie del Tango: da Corto Maltese al jazz, uno spettacolo accolto da un grande pubblico e con straordinario calore. Protagonisti il bandoneonista César Stroscio e il sassofonista Javier Girotto. Stroscio, si sa, è un ottimo musicista, che ha tolto al tango un pò della sua calamitosa tradizione, dimenticando il vecchio detto del pensiero triste che si balla, e facendo emergere il senso vitalistico di questa musica.
Grandissimo successo e richieste di bis.

Vittorio Franchini, Il Corriere della Sera

 


César Stoscio & Vinicio Capossela
Concerti Fuorivia, Teatro Sociale, Alba

I TANGHI DI CAPOSSELA AL BANDONEÓN DI STROSCIO
Il singolare concerto ad Alba, con Gian Maria Testa

Li chiamano concerti fuorivia, perchè evitano i sentieri consueti e battono viceversa itinerari insoliti. Sabato scorso è toccato a César Stroscio, argentino di nascita e francese d'adozione, giunto nel cuore delle Langhe in compagnia degli altri due membri del Trio Esquina. Ma è stata la fama del principale invitato, Vinicio Capossela, dichiarato ammiratore di Stroscio, a moltiplicare l'attenzione intorno all'evento. Tant'è vero che per contenere il pubblico accorso, la capienza del Teatro Sociale è stata ampliata con l'apertura della sala più antica e il palco ha assunto perciò una configurazione bifronte.
Il Trio Esquina, interprete di un tango reso aristrocratico ed evanescente da coloriture di jazz e bal musette, ha aperto le danze onorando il maestro Piazzolla e rendendo omaggio all'apolide eroismo da fumetto di Corto Maltese.
Primo ospite a comparire è stato Gian Maria Testa che ha restituito la cortesia che Stroscio gli fece accompagnandolo al debutto discografico in Habanera, una delle sue canzoni migliori, ovviamente riproposta nella circostanza.
Ma è stato nella seconda parte dello spettacolo, con Vinicio Capossela, che la temperatura emotiva della serata ha raggiunto l'apice. Innamorato del Tango, Vinicio ha conquistato la ribalta e non l'ha abbandonata più sino all'epilogo.
Abbracciati come due vecchi amici, César e Vinicio si sono infine congedati dai presenti con gli inchini di rito.

Alberto Campo, La Repubblica

 


Musiques du Rio de la Plata
Recensione del disco

Es para agradecer a los dioses que existan mùsicos como César Stroscio. Sobre todo que estén incorporados, por vocaciòn, al mundo del tango. Y que ademàs hayan decidido lanzar, esta vez desde Francia, un disco de tan alta calidad.
Stroscio y sus excelentes compañeros del trio, Claudio Pino Enriquez en guitarra y Hubert Tissier en contrabajo, recurrieron, en las cuatro obras que abren este registro, a una arreglada y a las otra tres compuestas por Eduardo Rovira. Pero, ademàs, rinden un merecido tributo a Rodolfo Alchourròn en su tema Esquina (arreglo también de Rovira), que da tìtulo al disco.
Triple merito. Por elegir a dos talentos desaparecidos y por traducirlos con un refinamiento y una inspiraciòn absolutamente inusuales en el tango instrumental. Stroscio-Enriquez-Tissier saben de sutilezas, colores, acentos, conjunciones, donde los roles se intercambian solamente para enriquecer las ideas.

René Vargas Vera, La Naciòn - Buenos Aires

 


Integrale Eduardo Rovira
Festival Sisma, Pescara

LA MUSICA COLTA AFROAMERICANA MAI COSI' IN ALTO
Nel giardino delle meraviglie

E' quindi apparso in scena César Stroscio, uno dei non molti poeti del bandoneòn ancora in circolazione. E ha preso a snocciolare, una dopo l'altra, le perle di Eduardo Rovira, lirico tanguero la cui fama fu oscurata da quella del coetaneo Astor Piazzolla.
Per quasi tutti era il primo contatto con l'arte di Rovira, di cui ci avevano detto mirabilie; anch'io ne conoscevo un unico brano, A Evaristo Carriego, in un'incisione tarda di Osvaldo Pugliese. Ebbene, in questa musica vi è del genio. Invano cerchereste in Rovira la continuità imperiosa di Piazzolla, il suo pessimismo spietato, quasi disperata asserzione di sopravvivenza. Vi sono però altri profumi e sapori: una malinconia gentile, un sentore lieve di primavera, e una struggente volontà di canto, unita ad un disegno formale dei pezzi non meno ampio che nel grande Astor, e anzi talora più capriccioso e rapsodico. Autore meno prolifico, meno prepotente, meno assoluto di Piazzolla, Rovira é però un petit maître che fa innamorare di sé, e che, senza rinunciare alle asprezze del Tango, cluster e scoppi percussivi, sa conquistare con mano gentile. Forse sta proprio qui l'affinità artistica con Stroscio, che di lui fu allievo, e oggi è depositario e scrupoloso custode. Egli suona Rovira con il gusto con cui altri disporrebbe un mazzo di fiori. Lo confesso: non avevo mai capito che dal bandoneòn si potessero trarre tanti colori, e perfino intrecciarne due in polifonia con le due mani. L'esecuzione di Stroscio, non tesa a produrre sincronie impeccabili, ma anzi sciolta e romanticamente trasandata, è stata motivo non minore dell'incanto di questo concerto.
Quali i titoli più belli? Per primo A Luis Luchi (che come Carriego è un poeta argentino), un ampio tango in rondò con cambi di tempo e umore che vorremmo dire mingusiani, e poi il perentorio ma commovente Que lo paren e ancora Sònico, con il suo irrisolto ed erratico modulare - un Epistrophy del Rio de la Plata - e poi... Ma basta, se no li dico tutti.

Marcello Piras, Il Sismografo

 

 

 

 

©opyleft nctangueros.com